Nel corso del 2025 l’INAIL – l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro – ha reso disponibile il resoconto complessivo dei dati sugli infortuni e gli incidenti mortali verificatisi nei luoghi di lavoro e nei tragitti casa-lavoro. I numeri raccontano una storia che è al tempo stesso un passo avanti e una sfida che resta aperta.

Nel complesso, le denunce di infortunio sul lavoro continuano a mostrare segnali di criticità. Secondo le rilevazioni ufficiali, nel 2025 sono state denunciate circa 80.871 denunce di infortunio tra gli studenti di ogni ordine e grado, segnando un aumento di quasi il 4% rispetto all’anno precedente. Anche se i casi mortali degli studenti sono diminuiti (8 nel 2025 contro 13 nel 2024) e quelli legati ai programmi scuola-lavoro sono diminuiti, il dato generale delle denunce resta significativo, indicando quanto la sicurezza coinvolga anche i giovani nei contesti formativi.

Sul fronte dei lavoratori, l’INAIL ha registrato 792 decessi sul luogo di lavoro nel 2025, un dato lievemente inferiore rispetto ai 797 morti del 2024. Questo piccolo calo potrebbe apparire come un segnale positivo, ma va letto con attenzione: alcuni gruppi di età, in particolare tra i 40 e i 49 anni e tra i 55 e i 64 anni, mostrano un aumento delle morti rispetto all’anno precedente, mentre gli infortuni mortali verificatisi nel tragitto casa-lavoro sono aumentati – con 293 casi contro i 280 del 2024 – e in particolare sono in crescita tra le lavoratrici.

Questi numeri assumono maggiore significato se messi in prospettiva storica. Nei primi anni successivi alla pandemia e negli anni immediatamente precedenti, il contesto era molto diverso: nel 2023, ad esempio, si registrarono oltre 1.147 incidenti mortali sul lavoro in Italia, con una diminuzione significativa rispetto al 2022 ma comunque numeri molto più elevati rispetto agli anni più recenti.

Il cambiamento nei numeri complessivi dipende da diversi fattori, tra cui l’evoluzione delle condizioni di lavoro, le politiche di prevenzione attuate dalle aziende e l’aumento della sensibilità nelle denunce di malattie professionali. Le patologie di origine professionale denunciate nel 2025 sono infatti aumentate in misura rilevante rispetto agli anni precedenti, riflettendo una maggiore consapevolezza dei lavoratori circa i rischi e le conseguenze di condizioni di lavoro non sicure.

Al di là dei freddi numeri, ciò che resta drammaticamente evidente è che ogni morte sul lavoro rappresenta una tragedia individuale e sociale. Anche se il totale dei casi mortali può oscillare di anno in anno, l’Italia continua a confrontarsi con sfide strutturali legate alla sicurezza nei cantieri, nelle industrie, nei servizi e anche nei tragitti quotidiani verso e dal lavoro.

Questa realtà pone in evidenza un fatto semplice ma fondamentale: la sicurezza sul lavoro non è un obiettivo che si raggiunge una volta per tutte, ma un processo continuo di miglioramento. Ridurre gli infortuni e le morti sul lavoro richiede una cultura della prevenzione, investimenti costanti in formazione, adeguamento degli ambienti e delle attrezzature, e una gestione dei rischi che non si limiti alla conformità normativa, ma si spinga verso l’eccellenza operativa.

Per le aziende, specialmente quelle di piccole e medie dimensioni che spesso operano con risorse limitate, questo significa affidarsi a competenze specialistiche. Tecnici e consulenti esperti possono offrire alle imprese analisi approfondite dei rischi, piani di prevenzione su misura, formazione continua per i lavoratori e un aggiornamento costante sulle normative. Avere al proprio fianco professionisti con esperienza – come gli esperti di Alfa21, ad esempio – può fare la differenza tra una gestione della sicurezza puramente formale e una reale protezione delle persone che ogni giorno contribuiscono al successo dell’azienda.

Investire nella sicurezza non è solo un obbligo legale: è un investimento in vite, benessere, produttività e reputazione. E i dati INAIL del 2025 ribadiscono con forza l’urgenza di non abbassare la guardia.